Reportage: Sfigati ed Eroi come noi. Buona letteratura per teenager

Questo reportage è un bel saggio che recupera i consigli di lettura portati in Giostra dal Professor Borsato ad arricchire il suo dialogo con la giovane Anna Illetterati di cui abbiamo già raccontato. Chi arriverà fino in fondo porterà con sé un tesoro selezionato personalmente dal nostro insegnate.

Autore: Prof. G. Borsato - Scuola Secondaria di Primo Grado Moroni - Vigodarzere 


L'eroe sfigato nella letteratura per ragazzi

Lo sfigato, il perdente è spesso associato alla figura di un occhialuto lettore. Ed è giusto perché leggere "ci fa perdere un po' di ignoranza e un po' di paura". Ci fa perdere le paura di perderci "perché quando torniamo, portiamo sempre con noi qualcosa". Così scrive A. Clemens in Il club dei perdenti, Rizzoli Edizioni 2018.

Insegno italiano nelle scuole medie e cerco di trovare il tempo per leggere almeno alcuni dei libri che l'editoria sforna continuamente per i giovanissimi lettori con cui lavoro. 
Oltre al lodevole intento di soddisfare la fame di storie dei preadolescenti, le case editrici mirano a mobilitare, almeno un po', i portafogli dei loro genitori.
Anche se talvolta mi tocca leggere romanzi davvero imbarazzanti, su cui preferisco non esprimermi perché nutro un profondo rispetto nei confronti di tutti gli scrittori e del loro difficile mestiere, devo ammettere che molti dei libri pubblicati negli ultimi anni, oltre ad essermi piaciuti assai, mi hanno stimolato alcune domande e fatto riflettere:


che idea di preadolescenza hanno gli scrittori d'oggi? Che impatto hanno le loro storie sul mondo relativamente ristretto dei ragazzi che li leggono? Tutto questo parlare di preadolescenza ai preadolescenti ha una ricaduta effettiva in termini di “coscienza collettiva” rispetto all'essere ragazza o ragazzo oggi? 



Tanta roba... e si potrebbe andare avanti parecchio. Ma vorrei soffermarmi sull'ultima di queste domande:


Perché tanti romanzi con protagonisti preadolescenti malati?

Il preadolescente e la preadolescente, in molta letteratura per ragazzi, sono solo sé stessi. Ma proprio per questo sono protagonisti. Perché riescono, contro ogni pronostico, a superare incolumi la propria pubertà, anzi ne escono perfino migliori!

Alcuni dei protagonisti di queste storie, oltre ad affrontare il loro inesorabile “compito di sviluppo”, devono portare il peso aggiuntivo di uno “svantaggio” concreto. 
La malattia, ad esempio, è considerata in alcuni romanzi una condizione di particolare deprivazione a partire dalla quale la protagonista o il protagonista devono riuscire a superare le prove tipiche della loro età, ma col sovraccarico... 
Questi protagonisti diventano dei veri e propri eroi. (1)


La società è profondamente cambiata rispetto a quella a cui parlavano storie a puntate come Pinocchio e Giamburrasca, che in realtà non erano scritte per essere lette in prima persona dai ragazzi italiani di inizio Novecento, ma per essere lette loro dagli adulti, in famiglia. Il nuovo millennio invece comincia all'insegna di un livello di alfabetizzazione e di approccio al momento della lettura decisamente diversi.

Dalla letteratura per l'infanzia di oggi ci si aspettano “prodotti” di cui bambini e ragazzi possano fruire autonomamente, senza la mediazione adulta. Questo non spiega, tuttavia, l'appesantimento tematico. Anziché alleggerirsi, la letteratura per l'infanzia sta affidando ai giovanissimi il compito di affrontare direttamente argomenti molto delicati e capaci di mettere in crisi perfino gli adulti.



Illustrazione tratta da "Sette minuti dopo la mezzanotte"

Quando la narrazione sconfigge la Morte

Il romanzo più sconvolgente che io abbia letto in questi anni è Sette minuti dopo la mezzanotte di P. Ness. (2)
Conor O'Malley, tredici anni, negli ultimi mesi è tormentato da un incubo. La madre ha una malattia gravissima che l'ha quasi del tutto consumata. Ogni notte, esattamente sette minuti dopo la mezzanotte, lui si sveglia di soprassalto e discute con l'enorme tasso che occupa l'intero paesaggio visibile dalla finestra della sua camera. Il tasso è un terribile mostro. Tuttavia Conor non ha paura di lui. Il suo incubo lo spaventa di più. Il mostro, sorpreso dalla mancanza di timore del ragazzo, fa un patto con lui: gli racconterà tre storie; ma dopo che lo avrà fatto, sarà Conor a dover raccontare la propria... e dovrà essere la verità. Altrimenti verrà divorato.

Il racconto e la forza della Verità

La letteratura racconta un'infinità di storie a innumerevoli lettori, ma pretende che ognuno di essi abbia il coraggio di vivere la propria verità, senza mentire. La storia di Conor, la sua verità, riguarda la paura di lasciare andare le persone che si amano.
Così come il parto è il “venire alla luce” di una creatura che abbandona il ventre materno, la morte è un “diventare luce” che è difficile capire ed accettare anche per il più saggio degli uomini.

Quello che noi chiamiamo vita è il sentiero che congiunge questi due momenti.
L'infanzia, la preadolescenza, l'adolescenza, la maturità, l'anzianità... ne sono le tappe.
La letteratura, questo mostro di cellulosa, come il tasso di Conor, ci racconterà le sue storie e ci mostrerà il suo terribile volto per liberarci dal nostro incubo, ma in cambio vorrà che riconosciamo la nostra paura.

“Sei una frana, uno sfigato” sembra dirmi questo terribile Tasso mentre mi fingo uno dei suoi giovanissimi lettori, “...ma se saprai raccontare la tua verità, darai alla Morte  il suo ruolo in questa commedia che è la vita”.


Quando Eroe è anche l'amico dello "sfigato"


Tutti noi scontiamo la nostra porzione di mortalità. Qualcuno si troverà di fronte ad essa improvvisamente, altri l'aspettano contando i giorni. (3)

C'è perfino qualcuno che la sperimenta quotidianamente: Melody, ad esempio, non può comunicare con nessuno a causa di una tetraparesi spastica: può osservare il mondo senza poter interagire con esso. Il mondo la considera un corpo privo di coscienza, privo di intelligenza. C'è qualcosa di simile alla morte in questo.
Eppure Melody, grazie ad una persona che ha il coraggio di non fermarsi di fronte all'assenza apparente della sua intelligenza, riuscirà a comunicare con il mondo che la circonda e questo trasformerà la sua immobilità in una contagiosa vitalità.

Abbiamo una paura disperata della malattia e della morte, che allontaniamo da noi con ogni mezzo. La letteratura sta provando a mostrarci questa paura ed ha capito che è meglio cominciare a raccontarla ai più piccoli, visto che gli adulti, questa storia, non gliela vogliono leggere più.

Piccola bibliografia di sfigati ed eroi

1) Ecco una manciata di titoli del genere “frane vincenti”:
• Non chiamatemi Ismaele (di Michael Gerard Bauer, Mondadori, 2008)
• Lo sfigato (Susin Nielsen, Rizzoli, 2009)
• Il mistero del London Eye (Siobhan Dowd, Uovonero, 2011)
• Il mondo fino a 7 (di Holly Goldberg Sloan, Mondadori, 2015)
• Un pesce sull'albero (Lynda Mullaly Hunt, Uovonero, 2016)
• Fesso (di Mark Goldblatt, Il Castoro 2016)

2) L'idea è di Siobhan Dowd che purtroppo non ha avuto il tempo di realizzarla. La casa editrice britannica ha così deciso di affidarne il compimento a Patrick Ness.

3) Ecco una manciata di titoli del genere “sfigati col sovraccarico, e per questo eroi”:
• I dieci mesi che mi hanno cambiato la vita (Jordan Sonnenblick, Giunti Extra, 2013)
• Wonder (R. J. Palacio, Giunti, 2013)
• Colpa delle stelle (John Green, Rizzoli, 2014)
• La vera verità (Dan Gemeinhart, Il Castoro, 2016)
• Melody (Sharon M. Draper, Feltrinelli kids, 2016)


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